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	<title>Iris Adolescenti</title>
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		<title>I giovani si rifugiano in Internet per scappare dalla realtà</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 19:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iris Blog</dc:creator>
				<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[  Monica Savino, psicologa presso l&#8217;Istituto italiano psicoterapia relazionale (Iipr) di Napoli ha effettuato uno studio  su 327 studenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, ed ha rilevato che internet per i ragazzi è una fuga dalla realtà. La donna asserisce all&#8217;Ansa che: «Per i giovani il rischio è che l&#8217;abuso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> <img class="alignnone size-full wp-image-409" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/adolescenti.jpg" alt="adolescenti" width="230" height="408" /></p>
<p>Monica Savino, psicologa presso l&#8217;Istituto italiano psicoterapia relazionale (Iipr) di Napoli ha effettuato uno studio  su 327 studenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, ed ha rilevato che internet per i ragazzi è una fuga dalla realtà. La donna asserisce all&#8217;Ansa che: «Per i giovani il rischio è che l&#8217;abuso del web per comunicare crei confusione nella distinzione tra reale e virtuale &#8211; La realtà virtuale si sostituisce a altre dimensioni relazionali che abdicano al proprio ruolo (famiglia e scuola) e crescono le amicizie fatte online, preferite a quelle nella vita reale: circa un terzo dei ragazzi ha instaurato nuovi rapporti di amicizia tramite Internet (34,2%)»</p></blockquote>
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		<title>Gli adolescenti e la sessualità:come affrontare l&#8217;argomento</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 15:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adolescenti e sessualità come affrontare l'argomento]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli adolescenti italiani sono sempre più precoci nel rapporto con il sesso, e delle conseguenze che questi comportamenti possono portare nella loro vita. Ma c’è un modo “giusto” per parlare di sesso con loro, da genitori?A spiegarci il quadro è sempre la dssa Rosamaria Spina, che già ci aveva illuminato sulla questione la scorsa volta.Dssa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-409" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/adolescenti.jpg" alt="adolescenti" width="230" height="408" /></p>
<p>Gli adolescenti italiani sono sempre più precoci nel rapporto con il  sesso, e delle conseguenze che questi comportamenti possono portare  nella loro vita. Ma c’è un modo “giusto” per parlare di sesso con loro,  da genitori?A spiegarci il quadro è sempre la dssa Rosamaria Spina, che già ci  aveva illuminato sulla questione la scorsa volta.<strong>Dssa Spina, quali sono le cose essenziali che un genitore  deve comunicare a un figlio riguardo al sesso? </strong></p>
<p>“In linea di massima la famiglia dovrebbe sempre cercare di aiutare i  figli a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronto della  sessualità, dove per positivo non si intende irresponsabile! In  quest’ottica può essere importante parlare di contraccezione e spiegare  ai ragazzi che fare l’amore per la prima volta è un passo davvero  importante, per cui andrebbe fatto non per sentirsi più grandi, o perchè  gli amici lo hanno già fatto, o per essere accettati in un gruppo e  così via, ma perchè ci si sente davvero pronti e perchè si desidera  davvero condividere questo momento con il <a id="ed_Id_1" href="http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;ky=ragazza+cerca+ragazzo&amp;af=5504&amp;ct=it&amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Ebenessereblog%2Eit%2Fpost%2F808%2Fadolescenti%2De%2Dsessualita%2Dle%2Dparole%2Dgiuste%2Dper%2Daffrontare%2Dlargomento&amp;re=&amp;ts=1277043826953&amp;hs=7e38475b0cb7e748c4e5bf18edf81ec1" target="_blank">ragazzo</a>/<a id="ed_Id_2" href="http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;ky=ragazza+cerca+ragazzo&amp;af=5504&amp;ct=it&amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Ebenessereblog%2Eit%2Fpost%2F808%2Fadolescenti%2De%2Dsessualita%2Dle%2Dparole%2Dgiuste%2Dper%2Daffrontare%2Dlargomento&amp;re=&amp;ts=1277043826953&amp;hs=7e38475b0cb7e748c4e5bf18edf81ec1" target="_blank">ragazza</a> che si ha accanto”.<strong>Come affrontare l’argomento “prima  volta”?</strong></p>
<p>“E’ importante far capire loro che le sensazioni legate alla prima volta  sono quelle che ricorderanno in futuro e che, in qualche modo,  influenzeranno anche le successive esperienze sessuali che, in questo  modo sanno vissute più facilmente con abbandono, o con imbarazzo, o con  reticenza, ecc in base a come hanno elaborato il ricordo della prima  volta”.<strong></strong></p>
<p><strong>E qual è l’età giusta per parlarci?</strong><br />
“In realtà non esiste un’età idonea per parlare di sesso ai propri  figli. Molto più importante è il modo in cui se ne parla associato  all’atteggiamento che si ha, all’interno della famiglia stessa, nei  confronti della sessualità”.</p>
<p><strong>In sintesi, allora, qual è il modo migliore di parlare di  sesso, in famiglia?</strong><br />
“Se in famiglia il sesso viene visto come qualcosa di “sporco”, di  negativo, come qualcosa di cui non si deve parlare, allora i figli  assorbiranno questo schema che si rifletterà nel loro comportamento. Se,  viceversa, in famiglia il sesso viene considerato come parte integrante  della vita stessa della persona, allora anche per i figli sarà più  facile sviluppare una vita sessuale positiva”.</p>
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		<title>Bullismo-parte 2</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/29/bullismo-parte-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 12:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bullo si avvale di convinzioni rinforzate nel sociale Alcuni genitori hanno così risposto: “dare pecche e spinte non è altro che fare giochi un po’ agitati” “non è giusto rimproverare un ragazzo che ha contribuito non direttamente” “non è grave dire delle piccole bugie” “è bene maltrattare chi si comporta debolmente” Sanzioni disciplinari – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-406" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/bullo-gj.jpg" alt="bullo-gj" width="712" height="760" /></p>
<p><strong>Il bullo si avvale di convinzioni rinforzate nel sociale</strong><br />
Alcuni  genitori hanno così risposto:<br />
“dare pecche e spinte non è altro che  fare giochi un po’ agitati”<br />
“non è giusto rimproverare un ragazzo che  ha contribuito non direttamente”<br />
“non è grave dire delle piccole  bugie”<br />
“è bene maltrattare chi si comporta debolmente”</p>
<p><strong>Sanzioni  disciplinari – la scuola</strong><br />
Dovrebbe essere di tipo  riparatorio convertibile in attività a favore della comunità scolastica  (Direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione n. 16 5/2/2007).<br />
La  competenza spetta al Consiglio di Classe</p>
<p><strong>Quando si  configura come reato</strong><br />
Le sanzioni disciplinari irrogate dalla  scuola non sostituiscono le eventuali sanzioni penali, né quelle civili  per eventuali danni ingiustamente causati.<br />
Le sanzioni civili  colpiscono i genitori dei minori che hanno causato danni.<br />
Il genitore  ha la responsabilità civile oggettiva.</p>
<p><strong>La responsabilità  degli insegnanti</strong><br />
Analoga a quella dei genitori ma non  identica e solo per il periodo sottoposto alla sua vigilanza.<br />
Il  danneggiato può agire o contro l’insegnante o contro lo Stato (scuola  pubblica)<br />
La scuola deve convocare i genitori e informarli</p>
<p><strong>Quando  il bullismo diventa reato</strong><br />
Il reato si configura in quanto  esiste una norma generale dettagliata in tutti i suoi elementi oggettivi  e soggettivi (furto è dettagliato penalmente)</p>
<p><strong>Estremi per  procedere</strong><br />
I pubblici ufficiali hanno l’obbligo di  denunciare ogni reato. Obbligo delrefertoperi sanitari</p>
<p><strong>La  denuncia</strong><br />
Va fatta per iscritto nel modo più accurato  possibile.<br />
Va presentata: per i maggiorenni alla procura della  repubblica presso il tribunale della Repubblica dove è avvenuto il  reato; per i minorenni procura della repubblica il tribunale dei  minorenni.</p>
<p><strong>Tra i 12 e i 14 anni</strong><br />
94% ha il  computer a casa<br />
50,8% nella propria camera<br />
42,4% si collega tutti i  giorni<br />
75% scarica immagini e video<br />
47% ha un blog personale in  cui inserisce foto,amici ecc.</p>
<p><strong>Cosa fanno</strong> (il 47%  di chi ha il blog)<br />
79% scarica musica<br />
50-60% racconta sui blog  come un diario<br />
35% racconta della scuola<br />
20% racconta del sesso<br />
10%  racconta della famiglia</p>
<p>Il 47% di chi ha un blog può entrare in  contatto con uno sconosciuto che può richiedere foto, numero di  cellulare incontri.</p>
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		<title>Bullismo-parte 1</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/28/bullismo-parte-1/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 15:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[BULLISMO E’ un comportamento di un ragazzo o un gruppo di ragazzi (maschi e femmine in egual misura) che mettono in atto azioni offensive ripetute nel tempo nei confronti di un soggetto vittimizzato o prevaricato. Il dato che risulta dal punto di vista psicologico è la mancanza di rimorso per quello che succede, i ragazzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignnone size-full wp-image-403" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/bullismo_scuola.jpg" alt="bullismo_scuola" width="400" height="400" /></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>BULLISMO</strong><br />
E’  un comportamento di un ragazzo o un gruppo di ragazzi (maschi e femmine  in egual misura) che mettono in atto azioni offensive ripetute nel  tempo nei confronti di un soggetto vittimizzato o prevaricato.<br />
Il  dato che risulta dal punto di vista psicologico è la mancanza di rimorso  per quello che succede, i ragazzi non capiscono che è un illecito e di  conseguenza non hanno nessun atteggiamento a posteriori di rimorso  interiore.<br />
Colui che mette in atto comportamenti di aggressione verso  un coetaneo ha 3 condizioni<br />
<strong>1. l’intenzionalità<br />
2. persistenza  nel tempo<br />
3. disequilibrio</strong> (sceglie sempre una vittima non a  caso, ma chi sente inferiore o comunque più debole)</p>
<p>Esiste poi  oggi il fenomeno del <strong>CYBERBULLYNG</strong> ossia pubblicare  filmati con atti bullistici via internet.</p>
<p><strong>PROFILO DEL  GIOVANE BULLO</strong><br />
1. aggressività latente, anche con gli adulti  (genitori e insegnanti) non solo verso i coetanei<br />
2. atteggiamento  positivo verso la violenza<br />
3. bisogno di dominare l’altro<br />
4. opinione  positiva di sé. (Nella realtà lavorando con questi ragazzi vi è la  totale disistima di loro stessi)<br />
5. appaiono indifferenti alle  condizioni di sofferenza in cui pongono le loro vittime (assenza di  rimorso)<br />
6. l’azione prevaricatrice tende a perpetuarsi grazie  all’ottenimento di “benefici concreti”, quali sigarette, denaro,  merendine (fenomeno riscontrato anche alle scuole elementari) oltre che  di prestigio agli occhi dei complici spettatori<br />
7. ama circondarsi di  due o tre coetanei che tendono a non prendere l’iniziativa ma a  sobillare e a sostenere la condotta del primo (bullo passivo-correità)</p>
<p>In  generale caratterizzato da un modello reattivo aggressivo associato a  forza fisica (Olweus, 1993)<br />
Atteggiamento omissivo è oggi colpevole  altrettanto ( e di questo i ragazzi proprio non ne hanno consapevolezza)</p>
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		<title>Diritto minorile</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/25/diritto-minorile/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 15:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritto minorile]]></category>

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		<description><![CDATA[Diritto Minorile: Dai comportamenti a rischio ai reati 1. abuso sostanze stupefacenti e alcol (sta aumentando questo aspetto a disisura) 2. fenomeno del bullismo 3. abuso di internet, l’uso distorto di internet Sotto i 14 anni c’è la presunzione assoluta di incapacità. Dai 14 ai 18 anni sono imputabili anche se la capacità va accertata dal giudice in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">
<p align="right"><em><img class="alignnone size-full wp-image-400" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/lavoro-minorile.jpg" alt="lavoro-minorile" width="400" height="310" /><br />
</em></p>
<p><strong>Diritto  Minorile: Dai comportamenti a rischio ai reati</strong><br />
1. abuso  sostanze stupefacenti e alcol (sta aumentando questo aspetto a disisura)<br />
2. fenomeno  del bullismo<br />
3. abuso di internet, l’uso distorto di internet</p>
<p>Sotto  i 14 anni c’è la presunzione assoluta di incapacità.<br />
Dai 14 ai 18  anni sono imputabili anche se la capacità va accertata dal giudice in  concreto. Tribunale competente il tribunale dei minori.</p>
<p align="justify">Il consumo di alcol, tra i ragazzi dai 12 ai 14 anni,  è raddoppiato negli ultimi 10 anni (Società Italiana di Pediatria del  2008), Accertato che l’abuso di ciò è per bisogno di sentirsi adulti. Le  conseguenze possono essere dirette (dal punto di vista medico) e  indirette (causate da distorsione della volontà). 1 ragazzo su 4 tra i  15 e i 29 anni muore a causa di alcol.<br />
Per abuso però bisogna  intendersi. Si fa abuso di alcol quando si bevono 5 bicchieri di vino  consecutivi, o una bottiglia intera, ½ litro di birra e bicchierini di  alcolici vari.<br />
Policonsumo è ancora peggiore, è l’abuso di alcol  associato ad altre sostanze stupefacenti.</p>
<p align="justify"><strong>D.P.R.  del 9/10/1990 n. 309:</strong><br />
la repressione delle attività  illecite art. 75 in particolare dove si specifica la dose media di droga  considerata per uso personale. Chi viene trovato con una dose di droga  sotto un livello commette comunque illecito amministrativo. La tabella  che definisce la quantità di dose massima è evidenziata propri all’art.  75.<br />
NOT (nucleo operativo tossicodipendenze). I ragazzi trovati con  una dose personale vengono inoltre segnalati al NOT.</p>
<p><strong>Cosa  dicono i ragazzi oggi:</strong><br />
- detenere droga non è reato<br />
- non  nuoce alla salute<br />
- l’uso personale di droga è un fatto consentito e  lecito/ludico e passatempo<br />
- il divertente è sostanzialmente legato  al consumo di sostante psicoattive.<br />
Ciò che conta per i ragazzi oggi  nella vita è la FORTUNA</p>
<p align="justify">Apriamo una parentesi  l’uso della droga in caso di incidente stradale diventa un aggravante,  ma in caso di violenza sessuale (esempio ultimo fatto di capodanno 2008 a  Roma) diventa una attenuante.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Parametri comunicazione</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/24/parametri-comunicazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 15:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parametri comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[PARAMETRI DELLA COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA - l’io come portatore di esperienze =  MESSAGGI IN PRIMA PERSONA io esco da me  e rappresento all’esterno il mio sentimento - dare un indice referenziale, uscire dal generico, descrivere i fenomeni che hanno portato quella persona a quello stato d’animo. Esempio una figlia che frequenta un amico poco raccomandabile “non devi vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-397" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/virtual-communication-teams_id735455_size485.jpg" alt="virtual-communication-teams_id735455_size485" width="485" height="357" /></p>
<p><strong>PARAMETRI DELLA COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA</strong></p>
<p align="justify">- l’io come portatore di esperienze =  MESSAGGI IN PRIMA  PERSONA<br />
io esco da me  e rappresento all’esterno il mio sentimento<br />
- dare  un indice referenziale, uscire dal generico, descrivere i fenomeni che  hanno portato quella persona a quello stato d’animo.</p>
<p>Esempio una  figlia che frequenta un amico poco raccomandabile</p>
<p>“non devi vedere  quel cretino di Marco” = <strong>COMUNICAZIONE DIRETTIVA</strong></p>
<p>“credo  che Marco sia un cretino = <strong>COMUNICAZIONE VALUTATIVA</strong></p>
<p>“sai  amore sono confusa………….” = <strong>COMUNCAZIONE GENERICA</strong> da  cui scaturisce un perché esplicito o meno. a cui far seguire</p>
<p align="justify">“sono confusa quando dici che da una parte consideri  Marco un semplice amico e dall’altra poi non puoi fare ameno di  vederlo……= <strong>COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA</strong></p>
<p align="justify">Questo non significa non poter esprimere il proprio  parere, cioè pensare che marco sia un cretino, ma ai fini di una  comunicazione efficace non ha valore dare valutazioni, meno siamo  valutativi e meglio è la comunicazione. Poi in un secondo momento, in  altre occasioni si può esprimere il proprio parere e comunicarlo alla  figlia tranquillamente.</p>
<p align="justify"><strong>LA RIFORMULAZIONE</strong><br />
Si  avvale di tecniche vere e proprie che non aggiungono nulla di nuovo  alla comunicazione ma aprono all’apertura dell’altro verso di noi:<br />
- parafrasi<br />
- riepilogo<br />
- delucidazione<br />
- sottolineatura</p>
<p align="justify">Sono tecniche per un <strong>ASCOLTO ATTIVO</strong>.  Con l’ascolto attivo il ricevente non rinvia un messaggio proprio ma  tenta di capire i sentimenti del mittente e il vero significato del suo  messaggio, non invia una valutazione, un’opinione, un consiglio, invia  esclusivamente la propria decodifica del messaggio del mittente dando al  mittente la possibilità di prendere coscienza dei propri sentimenti, di  non avere paura delle emozioni negative, facilitando in lui il processo  autonomo di soluzione dei problemi.<br />
Nell’ascolto attivo non ci sono  attori principali il ricevente diventa attivo quanto il mittente e  viceversa.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Comunicare</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/23/comunicare/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 15:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicare]]></category>

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		<description><![CDATA[LA CODIFICA L’individuo sente un bisogno (ha fame) = codifica = messaggio verbale = ho fame Non sempre lo stesso soggetto riesce a comunicare verbalmente il proprio bisogno (es. a scuola un bimbo ha fame e alla maestra chiede di uscire ed andare al bagno perché non riesce a verbalizzare il proprio bisogno per diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-394" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/525386237614comunicare.jpg" alt="525386237614comunicare" width="385" height="237" /><br />
<strong>LA CODIFICA</strong></p>
<p>L’individuo sente un bisogno  (ha fame) = codifica = messaggio verbale = ho fame</p>
<p align="justify">Non  sempre lo stesso soggetto riesce a comunicare verbalmente il proprio  bisogno (es. a scuola un bimbo ha fame e alla maestra chiede di uscire  ed andare al bagno perché non riesce a verbalizzare il proprio bisogno  per diversi motivi)<br />
Ecco che diventa importante da parte dell’adulto  una decodifica giusta.</p>
<p>La codifica è la fase in cui si scelgono i  codici verbali per esprimere bisogni e sentimenti.<br />
<strong>QUALE  DECODIFICA?</strong></p>
<p>Esempio: una ragazza riceverà domani un  pagellino inadeguato esprime quindi</p>
<p><strong>Preoccupazione e  frustrazione</strong></p>
<p><strong> CODIFICA</strong> = “senti io esco  tanto…….”</p>
<p><strong> DECODIFICA<br />
</strong>1. “ma come domani hai  il pagellino ed esci….”<br />
2. “guarda tuo fratello come studia  quando sa che deve recuperare….”<br />
3. “sei scoraggiata…..”</p>
<p align="justify">Naturalmente il terzo atteggiamento del genitore è la  decodifica giusta.<br />
La comunicazione è apertura (ascolto attivo),  consente di continuare la comunicazione.<br />
Domandare il perché?  Costringe l’altro alla chiusura molto meglio “mi piacerebbe parlarne con  te……” le domande chiuse, chiudono la comunicazione.<br />
“Sei  preoccupato…….” (lasciare aperta la comunicazione non lo diciamo come  una affermazione o come un dato di fatto)</p>
<p><strong>LE BARRIERE  ALLA COMUNICAZIONE</strong></p>
<p align="justify">Ci sono alcuni  atteggiamenti e modi di interagire (cf Gordon) che, quando non sono  preceduti da una fase di comprensione empatica, finiscono per diventare  ostacoli:</p>
<p><strong>- ORDINARE, COMANDARE, ESIGERE<br />
- AVVISARE,  MINACCIARE<br />
- FARE PREDICHE<br />
- DARE SOLUZIONI<br />
- FARE  ARGOMENTAZIONI LOGICHE<br />
- DEFINIRE, STEREOTIPARE<br />
- FARE SARCASMO<br />
- IDENTIFICAZIONE</strong></p>
<p><strong>STIMOLI   ALLA COMUNICAZIONE</strong><br />
- ascolto passivo<br />
- cenni di  attenzione<br />
- espressioni facilitanti<br />
- feed back (segnali di  richiamo continui)<br />
- comunicazione descrittiva<br />
- comunicazione  rappresentativa<br />
- riformulazione</p>
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		<title>Comunicare vuol dire:</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 15:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicare vuol dire rispondere ad un bisogno per cui “le chiacchiere non stanno mai a zero”, per riprendere un ,modo di dire diffuso figlio delle nostra cultura. Accogliere il problema dell’altro non risolverlo. La comunicazione non è richiesta di aiuto all’inizio e non richiede una risposta immediata alla soluzione del problema, ma una comunicazione richiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignnone size-full wp-image-391" src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/comunicazione-scientifica-rain-man.jpg" alt="comunicazione-scientifica-rain-man" width="480" height="376" /></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Comunicare vuol dire rispondere ad un bisogno</strong> per cui “le chiacchiere non stanno mai a zero”, per riprendere un ,modo  di dire diffuso figlio delle nostra cultura.<br />
Accogliere il problema  dell’altro non risolverlo. La comunicazione non è richiesta di aiuto  all’inizio e non richiede una risposta immediata alla soluzione del  problema, ma una comunicazione richiede solo di essere accolta.</p>
<p align="justify"><strong>Ascolto = lo spazio concesso all’altro</strong>.<br />
Prima  viene l’accoglienza poi semmai in un secondo tempo la risoluzione  all’eventuale problema, Ma la comunicazione non nasce dal bisogno della  risoluzione del problema.</p>
<p><strong>LA COMUNICAZIONE</strong></p>
<p align="justify">E’ una forma di interazione sociale comunicativa tra  persone che intendono mettere in comune una parte di loro conoscenza.  Non è una semplice trasmissione di informazioni, ma una forma di  condivisione dove il significato che emerge non è stabilito a priori.</p>
<p><strong>Comunicazione  come condivisione</strong></p>
<p align="justify">Il processo di  comunicazione è finalizzato alla messa in comune di due o più  interlocutori, di esperienze, informazioni, emozioni ecc.</p>
<p>Per una  efficace comunicazione ci vuole:<br />
<strong>- volontà<br />
- motivazione</strong></p>
<p align="justify">La comunicazione in caso di mancata volontà e  motivazione è una comunicazione falsa, o comunque inefficace e sterile, o  semplice comunicazione oggettiva.</p>
<p align="justify">Nella  comunicazione è la Logica dello Scambio che deve prevalere rispetto alla  Logica del Possesso.<br />
La comunicazione come sfida è un errore  comunicativo, cercare sempre il colpevole, chi è stato? Perché è  successo?</p>
<p align="justify">L’unica certezza è che <strong>NON SI  PUO’NON COMUN</strong>ICARE.<br />
Anche il silenzio è comunicazione. Le  parole, il silenzio, l’attività, l’inattività hanno tutti il valore di  messaggio (P. Watzlawick 1971)</p>
<p><strong>COMUNICAZIONE VERBALE</strong></p>
<p align="justify">E’ la più importante e difficile.<br />
L’individuo sente  qualcosa = manda messaggi non verbali = è consapevole del bisogno = a  quel punto esterna verbalmente.<br />
La comunicazione nasce da un bisogno</p>
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		<title>Comunicazione in famiglia</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/21/comunicazione-in-famiglia/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 14:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione in famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tecniche di comunicazione Comunicare oggi è un argomento studiato e ristudiato. Tutte le tecniche che possiamo analizzare sono solo strumenti a disposizione per migliorare la comunicazione ma sono valide fino ad un certo punto perché ogni situazione familiare è a se e deve tenere conto di tanti elementi differenti tra di loro. L’importante è sapere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/comunicazione.jpg" alt="comunicazione" class="alignnone size-full wp-image-386" height="251" width="304"></p>
<p></p>
<p><strong>Tecniche di comunicazione</strong></p>
<p align="justify">Comunicare<br />
 oggi è un argomento studiato e ristudiato. Tutte le tecniche che<br />
possiamo analizzare sono solo strumenti a disposizione per migliorare la<br />
 comunicazione ma sono valide fino ad un certo punto perché ogni<br />
situazione familiare è a se e deve tenere conto di tanti elementi<br />
differenti tra di loro. L’importante è sapere, conoscere, essere<br />
consapevoli che esiste un tipo di comunicazione che rende la stessa più<br />
efficace, indipendentemente dai problemi che possono esserci dietro.</p>
<p>Competenze di base. <strong>Fattori che contribuiscono a creare<br />
rapporti vali</strong>di</p>
<p><strong>1)</strong>&nbsp;<strong>ASCOLTARE</strong><br />
 prima di tutto <strong>se stessi</strong></p>
<p>Tappe per l’autoascolto<br /><strong>-&nbsp;focalizzazione<br />-&nbsp;personalizzazione<br />-&nbsp;attivazione</strong></p>
<p align="justify">Mettere a fuoco l’evento che mi ha creato una emozione<br />
(negativa o positiva che sia), cerco allora di capire che problema ho<br />
creato in me e mi attivo per modificare le cose,</p>
<p><strong>2)&nbsp;ASCOLTO<br />
 degli altri</strong></p>
<p align="justify">L’ascolto è una dimensione<br />
ambivalente nell’attuale cultura, anche se è crescente il bisogno<br />
collettivo come dimostrato dall’aumento della richiesta di consulenze<br />
psicologiche non motivate da vere e propri disturbi.</p>
<p align="justify"><strong>ASCOLTO EMPATICO</strong>, si intende la<br />
capacità da parte dell’ascoltatore di entrare nell’altro, nelle sue<br />
dimensioni emotive.</p>
<p><strong>Quando e Perché non ascoltiamo</strong><br />-&nbsp;quando<br />
 pensiamo di sapere già quello che l’altro sta dicendo…..<br />-&nbsp;quando<br />
temiamo che l’altro possa minacciare le nostre certezza….<br />-&nbsp;Quando<br />
cerchiamo di manipolare quello che dice l’altro facendolo assomigliare a<br />
 quello che diremmo noi…..</p>
<p>Non ascoltiamo quando ci poniamo di<br />
fronte all’emittente in un ottica di soluzione del problema.</p>
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		<title>L&#8217; Ascolto:una risorsa vitale</title>
		<link>http://irisadolescenti.it/2010/06/18/l-ascoltouna-risorsa-vitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 15:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ascolto risorsa vitale]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; stato un incontro esperienziale, basato su alcune simulazioni.E&#8217; iniziato con un giochino di presentazione. A coppie, uno fronte l&#8217;altro, ci si doveva presentare. Il comando da seguire era che A si sarebbe presentato a B, per un tot di tempo, e B sarebbe stato in silenzio. Scaduto il tempo viceversa! E&#8217; stato proprio questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" align="justify"><img src="http://irisadolescenti.it/files/2010/06/fotolia9577042s391458.jpg" alt="fotolia9577042s391458" class="alignnone size-full wp-image-382" height="458" width="391"></p>
<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" align="justify">E&#8217; stato un incontro esperienziale, basato su alcune<br />
simulazioni.<br />E&#8217; iniziato con un giochino di presentazione. A coppie,<br />
uno fronte l&#8217;altro, ci si doveva presentare. Il comando da seguire era<br />
che A si sarebbe presentato a B, per un tot di tempo, e B sarebbe stato<br />
in silenzio. Scaduto il tempo viceversa!</p>
<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" align="justify">E&#8217; stato proprio questo l&#8217;esperimento, dare importanza<br />
solo all&#8217;ascolto. <br />Vi invito a provare ad ascoltare uno sconosciuto<br />
per 3-4 minuti senza dire niente. Vi assicuro che è faticossissimo. A<br />
volte viene la curiosità di approfondire un qualcosa detto<br />
dall&#8217;interlocutore, o semplicemente annuire. e il non poterlo fare&#8230;<br />
non lascia &#8220;godere&#8221; il momento.<br />Il passaggio successivo è stato<br />
presentare a tutti l&#8217;altro. Ognuno doveva non presentare se stesso, ma<br />
colui che aveva ascoltato, dimostrando capacità di &#8220;ascolto&#8221;, senza<br />
aggiungere nulla di proprio.<br />Questo per rompere il ghiaccio. <br />E&#8217;<br />
emerso da parte di tutti i partecipanti, un&#8217;ottima esperienza di<br />
ascolto, anche se difficile da gestire proprio a causa del comando dato.<br />Da<br />
 questo &#8220;giochino&#8221; sono emerse inoltre le aspettative dei&nbsp;genitori, nei<br />
riguardi del corso, ossia riuscire a migliorare il rapporto con i propri<br />
 figli. <br />Altro aspetto emerso dalle varie presentazioni, per la<br />
totalità, dei genitori presenti (!!!), è stato il rapporto che questi<br />
adolescenti hanno con la scuola: pessimo.<br />Il fine di tutto è arrivare<br />
 a stare meglio noi per stare meglio con loro.<br />Bisogna lavorare sulle<br />
 risorse di ciascuno, potenziandole. Rafforzare noi stessi per<br />
affrontare meglio &#8220;rapporti difficili&#8221;.</p>
<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif">Una <strong>risorsa</strong><br />
in generale importante è appunto quella dell&#8217;<strong>ascolto</strong>.</p>
<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" align="justify">Un altro tipo di esercizio simulativo fatto, ha<br />
evidenziato quanto &#8220;poco&#8221; si ascolta e quanto il nostro ascoltare sia<br />
&#8220;viziato&#8221; da pregiudizi o da conclusioni affrettate. E&#8217; l&#8217;errore<br />
che&nbsp;spesso si fa anche con&nbsp;gli adolescenti,&nbsp;e in generale con gli<br />
altri:&nbsp;non si coglie la differenza che c&#8217;è tra un &#8220;atteggiamento<br />
sbagliato&#8221; ed essere una &#8220;persona sbagliata&#8221;. Distinguere sempre ciò che<br />
 fai da ciò che sei.</p>
<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" align="justify"></p>
<p style="font-size: 9pt;font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" align="justify">La conclusione è stata<br />
formulare delle &#8220;regole di ascolto&#8221;<br />- non distrarsi mai e guardare<br />
negli occhi sempre;<br />- non giudicare, il giudizio va sempre evitato<br />-<br />
 essere autentici, non fingere di essere altro magari per risultare agli<br />
 occhi del figlio perfetti!<br />- rispettare l&#8217;altro, l&#8217;altro è una<br />
persona, nel caso del figlio, in crescita e va rispettata, che non vuol<br />
dire accettare quello che fa sempre, ma rispettarlo per quello che è;<br />-<br />
 unirsi di empatia per capire veramente quello che l&#8217;altro mi sta<br />
dicendo. Cercare di mettersi nei panni dell&#8217;altro senza confondermi<br />
nell&#8217;altro.</p>
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